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14-10-2011 - Pistacchio di Bronte - Concorrenza estera

Pistacchio di Bronte - Concorrenza estera

Interventi strutturali mancanti, difficili condizioni atmosferiche e via dicendo stanno impoverendo uno dei settori storicamente fondamentali dell’economia isolana.

Una delle colture principe siciliane è quella della frutta da guscio. Mandorle, pistacchi, nocciole, noci e carrube sono perennemente minacciate dall’aggressione dei produttori esteri che stanno lentamente ma continuamente invadendo larghe fette di mercato.
A dare una mano al settore giunge adesso la notizia dell’instaurazione presso il ministero delle Politiche agricole e forestali di un tavolo tecnico che studierà la frutta da guscio e tutte le soluzioni per rilanciare questo settore tradizionale dell’agricoltura isolana e nazionale. Una misura che ha soddisfatto i produttori siciliani che da tempo lamentavano una mancanza di attenzione nei loro confronti.
Le colture della frutta da guscio in Sicilia, mandorle e pistacchi in primis, rappresentano uno dei settori trainanti soprattutto per il loro grande legame con l’industria dolciaria. Forse uno dei pochi esempi di filiera integrata che, partendo dal campo di coltivazione,
riesce a far arrivare il prodotto finito sulla tavola degli italiani con un sistema produttivo tutto made in Sicily. Anche per questo motivo non si sta muovendo nella direzione della tutela soltanto il ministero nazionale.
L’assessorato regionale alle Risorse agricole ha infatti affidato all’università di Catania e a quella di Palermo uno studio ad hoc sulla tematica.
Degli interventi necessari soprattutto osservando quanto sta accadendo negli Stati Uniti. Si chiama infatti California il principale pericolo per le colture isolane. Nello stato a stelle e strisce infatti sono state introdotte particolari colture, ad esempio per le mandorle, che permettono al frutto di autoimpollinarsi con il conseguente vantaggio in termini di produzione. I pericoli per la Sicilia arrivano anche dalla vicina Turchia per quanto riguarda nocciole e soprattutto mandorle.
La Comunità europea nel 1989 giunse in aiuto ai produttori incentivando le associazioni che proponevano progetti volti al miglioramento delle conduzioni di produzione. Un aiuto pubblico stabilito nel 55% (45% Comunità e 10% Stati) con il restante 45% a carico delle varie associazioni.
Linea conduttrice degli aiuti europei è quella di voler specializzare le colture, come fatto con successo negli U.S.A, rifiutando i classici sistemi misti siculi carenti nella produttività specifica. Ma questi aiuti furono deficitari per l’Italia. Basti pensare che il 95,5% degli aiuti furono erogati alla Spagna. Successivamente a questo insuccesso nel 2003 la Comunità ha corretto il tiro degli aiuti indirizzandoli alla salvaguardia dei settori tradizionali nelle varie aree geografiche. Una soluzione che ha visto dei risultati soddisfacenti in Sicilia dove soprattutto per le mandorle diversi agricoltori ne hanno beneficiato. Insomma un quadro frastagliato e in perenne evoluzione.
Nell’economia agricola infatti i termini di paragone e i concorrenti stanno sempre più valicando i confini nazionali e continentali. Una realtà difficile da affrontare per settori tradizionali come quelli siciliani e che dovranno essere ben studiati dal settore pubblico perché la politica degli aiuti deve essere supportata da interventi mirati.
La coltura del mandorlo segna un preoccupante declino in Sicilia. I dati parlano chiaro: dai quasi 85mila ettari coltivati nel 1984 si è giunti a meno di 50mila nel 2005. Stesso discorso per la produzione passata dalle 85mila tonnellate degli anni ‘80 alle 55mila del 2004. Un arretramento dovuto alla riconversione delle terre per coltivazioni maggiormente produttive e, soprattutto, all’impossibilità di ricorrere a sistemi di raccolta meccanicizzata in terreni impervi come molti di quelli siciliani.
A questo si associa anche un sistema arretrato in Sicilia ancora affidato a famiglie di piccole dimensioni e con una serie di lunghi passaggi e intermediari. La nostra isola comunque punta fortemente all’esportazione del prodotto in paesi come la Francia
con una quota vicina al 50% della produzione.
La produzione del pistacchio invece nella nostra isola appare quasi stabile per terre adibite alla coltura con la provincia di Catania
a fare il ruolo del leone. Per quanto riguarda la produzione i numeri sono addirittura in aumento con un passaggio dalle 700 tonnellate degli anni ‘80 alle oltre 1200 del 2000. Le esportazioni di questo prodotto si concentrano in paesi come il Regno Unito e la Germania e gli usi sono in aumento negli ultimi anni.

Giornale di Sicilia venerdi 14 Ottobre